mercoledì 6 giugno 2012

Polpette di riso alla crema di taccole e cocco


Questa è un'altra ricetta insegnatami dalla mia amica Tess, (vedi il post in cui parlo di lei). Confesso di averla preparata diverse volte e non mi è mai venuta uguale. Il problema di base è che non ho le dosi di nessuno degli ingredienti - facile no? - perché lei la fa ad occhi chiusi. Vi dico subito che il gusto finale è dato principalmente dai seguenti ingredienti: taccole, cocco e zenzero. A seconda delle proporzioni quindi, uno di questi sapori avrà la meglio sugli altri. Ma nel caso in cui le indovinaste tutte, credetemi...avrete ben speso il vostro tempo a starci sveglie di notte ;) Ma nooooo, dai, scherzo! Comunque sia sarà un successo. E poi...mica potrei proporvi qualcosa di così difficile, no? Pronte?? Via!!


Ingredienti:
- Taccole
- Sedano
- Zenzero
- Latte di cocco
- Scaglie di cocco
- Foglie di menta
- Erba cipollina
- Timo
- Pepe nero macinato
- Sale
- Burro di soia
- Riso basmati

Per prima cosa procedete nel lavare le taccole.


Tagliate le due estremità e con la punta del coltello togliete i due filamenti da ambo i lati come nella foto seguente.


Tagliatele a tocchetti piccoli.


Procedete poi a lavare e tagliare un gambo di sedano.


Per lo zenzero, secondo me, bastano davvero due o tre fettine sottili private della buccia e sciacquate sotto l'acqua.


Versate il latte di cocco in una grossa pentola.


Aggiungete dell'acqua per renderlo più liquido, poi versatevi dentro taccole, sedano e zenzero.


Fate cuocere per circa 15-20 minuti e sul finire aggiungete menta, erba cipollina, timo, pepe e sale.


Continuate la cottura per altri due o tre minuti e poi togliete dal fuoco. Frullate grossolanamente con un frullatore ad immersione. In un'altra pentola fate sciogliere una noce di burro di soia.


Procedete con la tostatura del riso.


Poco per volta versateci sopra la crema di taccole (che dovrà risultare abbastanza liquida), rimestate in continuazione e ripetete l'operazione più volte durante tutto il tempo di cottura (20 minuti circa). Al termine della cottura il riso dovrà risultare asciutto e al dente, tenetene quindi conto durante la precedente operazione, aggiungendo un po' di acqua calda nel caso ce ne sia bisogno o lasciando inutilizzata parte della crema.
Una volta pronto il riso, lasciate riposare per qualche minuto.

Poi buttateci dentro un po' di cocco in scaglie.


Mescolate per bene e procedete a formare delle polpette.
Servite sia a temperatura ambiente sia che dopo una breve riscaldatina nel forno.


lunedì 4 giugno 2012

Patate con latte di cocco e Garam Masala

Luce davanti a un piatto di patate al latte di cocco e Garam Masala

Questo è un piatto indiano che ho trovato diverso tempo fa spulciando un libro di ricette vegane per bambini e incentivata da una maestra di Luce (inglese ma originaria dello Sri Lanka e vegetariana) che mi disse che mai, come qui in Italia, le era capitato di seguire bambini dalle così scarse conoscenze alimentari. Spesso, infatti, si era trovata a che fare con bimbi i cui genitori propinavano loro sempre le stesse due o tre cose asserendo che "mangia solo questo". Non ci vuole una laurea per capire che se un bambino mangia sempre e solo pasta in bianco, bastoncini Findus (stendiamo un velo pietoso) e tranci di pizza Margherita è perché c'è chi gli propina sempre e solo...pasta in bianco, bastoncini Findus e tranci di pizza Margherita.

Con Luce ho sempre variato tantissimo la sua dieta incominciando dallo svezzamento. E non è un segreto - nemmeno per mio maritocarnivoto - che sto lavorando subdolamente affinché anche lei diventi vegan. Impossibile mentire...c'è voluto impegno, costanza, pazienza (taaaaantaaaaaa pazienzaaaa) ed ore ed ore in piedi davanti ai fornelli con, spesso, anche tre timers in pieno regime. Cereali, legumi, frutta e verdura a badilate. Ma anche spezie, alghe, frutta secca, tofu, seitan e tempeh. Ora posso dire che Luce mangia tutto e anzi, le piace molto variare la "pappa". Quando le presento un piatto nuovo si galvanizza tutta e ancora prima di averlo assaggiatto mi dice: "Buonoooooo". Le quantità da lei mangiate non sono mai da superbambinona, ma va bene così...ho preso atto che non sarà mai una cicciona!

Questo piatto è ormai entrato di diritto fra i suoi preferiti!

Latte di cocco e Garam Masala


Questa ricetta ha due ingredienti il cui connubio è strepitoso: latte di cocco e il Garam Masala. Il Garam Masala è un condimento ottenuto mischiando insieme diverse spezie che sono Cumino, Cannella, chiodi di garofano, cardamomo, coriandolo, pepe nero, foglie di alloro. E' di origine indiana ma viene utilizzata anche in certi piatti dell Pakistan. Si possono trovare diverse varianti a seconda delle regioni o dell'utilizzo. Io ho comprato una miscela già pronta e biologica. Il Garam Masala ha un sapore intenso, ma non proprio piccante e abbinato al latte di cocco assume un retrogusto, sempre molto intenso, ma...adatto anche al palato dei più piccini.

Questi gli ingredienti della ricetta:

1 kg di patate bio
250 ml di latte di cocco bio
2 spicchi di aglio
1 cucchiaio di Garam Masala
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva bio
un pizzico di sale

Pelare le patate e tagliarle a pezzetti non troppo grossi. Tritate l'aglio e fatelo appena appena cuocere nell'olio bollente. Appena comincia a sfrigolare aggiungete il Garam Masala e le patate.


Salate e mescolate per bene. Versate il latte di cocco, rimestate ancora e lasciate cuocere per circa 30 minuti col coperchio e a fuoco molto dolce.


Abbiate l'accortezza di rimestare spesso durante la cottura affinché le patate non si attacchino sul fondo. Sentitevi liberi di aggiungere altro latte di cocco (o acqua) se le patate vi sembrano troppo secche. Se al contrario, sul finire della cottura, è rimasto ancora troppo latte di cocco, alzate la fiamma e togliete il coperchio per fare evaporare il tutto.




mercoledì 30 maggio 2012

Procter & Gamble. Sponsor delle mamme? No, grazie.



Da qualche tempo, credo dal giorno della festa della mamma, circola in TV uno spot pubblicitario della Procter & GambleE' indubbiamente uno spot molto bello e commovente. A girarlo è stato Alejandro González Iñárritu (il regista di 21 grammi e Babel). Lo spot (che potete vedere quimostra le giornate tipo di 4 mamme e i rispettivi bimbi - future promesse olimpioniche - ambientate in 4 differenti città del mondo: Los Angeles, Londra, Pechino e Buenos Aires.


Mamme stanche, affaticate e tutte apparentemente senza un compagno. (La rapida ripresa del braccio del padre di colore che è sugli spalti e il padre seduto a tavola nella famiglia cinese, ripreso di sghimbescio alla velocità della luce, non fanno testo). Madri che pregne di amore e dedizione, accompagneranno i loro figli alla tanto agognata medaglia olimpica. Sveglia, colazione, panni da lavare, porta agli allenamenti, vai a riprendere, consola, medica, sostieni, lava i piatti e poi di nuovo, tutto d'accapo, per mesi ed anni. Al termine dello spot, appena dopo l'immagine clou della mamma made in USA (of course!) che, abbracciando la figlioletta a stelle e strisce fresca di vittoria, può finalmente lasciarsi andare ad un pianto liberatorio (tutti quei piatti da lavare a mano sono finalmente stati ricompensati!!), bè, ecco troneggiare la seguente scritta: orgoglioso sponsor delle mamme.

Orgoglioso sponsor delle Mamme
No, scusami caro P&G, ma come usavamo dire in classe da bambini, diversi lustri fa: "fly down!!!"

Ma sponsor di chi?? De che?? Primo, uno sponsor non fa pagare i suoi prodotti alle clienti, ma al limite glieli regala. No, giusto per precisare eh?!

E poi...sì, forse alcune mamme utilizzeranno i tuoi prodotti (tossici, inquinanti, testati sugli animali e degradabili nel lasso di un millennio di anni), ma non tutte!! Sì, perché caro P&G, forse non lo sai, ma ci sono tante, molte, moltissime mamme che sono diventate attentissime sia al rispetto per l'ambiente che - soprattutto - al benessere dei propri bambini. Chi ti sta scrivendo è una di queste mamme, una che non solo fa tutte le cose che egregiamente hai illustrato nel tuo spot - lavare, cucinare, accompagnare etc etc -ma:

1) Lo fa con un sorriso. E non con la faccia da condannata ai lavori forzati come le tue attrici.
2) Al posto dei tuoi prodotti (sempre tossici, inquinanti e bla bla bla) usa bicarbonato e intrugli autoprodotti di aceto e limone. E quando li produce...si diverte pure!

Ops...mi è sembrato di vedere un detersivo sullo sfondo


Ops...anche qui!

3) Quando è in auto con la sua bimba seduta sul seggiolino di dietro, non le schiaffa sulle orecchie musica proveniente da "aggeggini" che tu, tanto carinamente, fai funzionare con le tue pile tossiche e non smaltibili. Ma sai cosa fa??? Le parla...!!

La bambina dello spot con le "cuffiette" mentre mamma guida
Quindi...caro P&G...potrai essere l'orgoglioso sponsor di tutte le mamme che vuoi.
Ma non il mio ;)

venerdì 25 maggio 2012

Mousse di mela e Tahin con semi di sesamo




Per chi è vegano il sesamo è una fonte molto importante di calcio - così come per frutta secca ed altri semi oleaginosi-. Contiene grassi di buona qualità (fondamentali per i bambini), un elevato potere energetico ed un buon contenuto di proteine e ferro. Dopo l'anno ho iniziato a introdurlo nelle pietanze di Luce al posto del formaggio spolverizzato sopra che, oltre ad essere salatissimo - e sappiamo che ai bimbi e non solo a loro, il sale fa malissimo - lavora "contro" il calcio delle ossa e non "a favore", come invece molte pubblicità ingannevoli vorrebbero farci credere. Il formaggio, infatti, una volta assunto è vero che introduce una certa quantità di calcio, ma acidifica il nostro corpo a tal punto che per ripristinare una condizione ottimale si "autoscartavetra" dalle ossa il calcio assunto e così facendo ne toglie anche di proprio. Il formaggio, quindi,  agisce come se fosse un "usuraio" del calcio. Te ne impresta poco per togliertene tanto. L'osteoporosi, per esempio, è uno dei risultati più dannosi dei latticini. (fonte: Dott.ssa De Petris)

Il sesamo sotto forma di crema - Tahin - è un ottimo condimento sia per le pappe dei bambini, sia che come crema spalmabile anche per adulti. Inoltre può accompagnare praticamente ogni piatto sia esso dolce o salato. Il Tahin ha un sapore neutro, ma abbastanza intenso. Devo quindi ammettere che Luce non lo ha mai prediletto troppo, accettando solo i semini (ben triturati) che mischiavo nelle pappe.

Ieri, però, ho trovato la ricetta di questa mousse spettacolare e - udite udite - Luce se l'è spazzolata tutta. Ha un sapore molto particole, dove il gusto un po' "stucchevole" del sesamo viene contrastato da quello dolcemente asprognolo della mela. L'effetto finale è molto gradevole e delicato. Ha un nonsoché di fresco!

Ingredienti

Ingredienti:
500 ml di succo di mela bio senza zucchero aggiunto
3 cucchiaini di agar-agar in polvere
5 cucchiai di malto di riso
4 cucchiaini di Tahin
2 cucchiaini di succo di limone bio
semi di sesamo per servire
1 pizzichino di sale rosa

Versare il succo di mela in una pentola dal fondo spesso e portare a ebollizione. Aggiungete il sale e l' agar-agar stemperato in poco succo di mela che avrete tenuto a parte. Rimestate bene con una frusta per qualche minuto e poi togliete dal fuoco. Versate il contenuto in una terrina e lasciate risposare per circa 2 ore.


Fate riposare due ore a temperatura ambiente

Scaduto questo termine...non fatevi prendere dal panico se il composto avrà la consistenza di un mattone: è tutto sotto controllo ;)

Versateci sopra il malto, il Tahin, il succo di limone e procedete prima a "rompere" il composto con una forchetta, poi frullate il tutto finché la mousse non avrà assunto un bell'aspetto morbido e spumoso.


La consistenza dovrà essere morbida e spumosa

Versate la mousse in piccole ciotoline e riponete in frigorifero. Servite bella fresca e guarnite con semini di sesamo.

martedì 22 maggio 2012

The Dark Side of Chocolate



L'altro giorno stavo leggendo un libro - di cui scriverò sicuramente un post prossimamente - che si intitola "Diventare come balsami" di Marinella Correggia. 
E' un bellissimo vademecum sul comportamento da tenere per un vivere equo, sostenibile ed ecologico. Ad un certo punto sono rimasta colpita da una frase: "...comprate cioccolata soltanto se proveniente dal circuito equo solidale...".
Subito mi si è accesa una spia di allarme nella testa. Perché questo monito? Insomma, non è sufficiente comprare prodotti provenienti da agricoltura biologica? E poi perché proprio la cioccolata e non, che so, un carciofo, una bustina di zenzero in polvere o scaglie di cocco? Certo, ero a conoscenza di questo circuito di vendita, ma nella mia testa corrispondeva solo ad un piccolo scaffale dell'Esselunga che esponeva prodotti dal packaging "alternativo". Uno scaffale, tra l'altro, di fronte al quale staziona spessissimo il carrello ricolmo - e momentaneamente abbandonato- di chi si è lanciato nella corsa di "oh cielo, mi stavo dimenticando il dentifricio."

La spia nella mia testa rimaneva accesa e io dovevo capire...cercare...informarmi.
E' stato così che ho trovato in rete un filmato molto molto interessante, un documentario girato dal giornalista danese Miki Mistrati. Si intitola The Dark Side of Chocolate e lo potete vedere qui. E' in lingua inglese. Per chi non avesse tempo per vederlo (ma credetemi che merita davvero e dura solo 40 minuti), faccio un breve riassunto:

Il baccello del cacao è grosso e pesante. Si stacca a colpi di macete.


La Costa d'Avorio è il più grande produttore di cacao. Da esso proviene il 42% del cacao di tutto il mondo. E' proprio in Costa d'Avorio, infatti, che si trovano le più grandi piantagioni di cacao, quel cacao che verrà trasformato in cioccolato venduto in Europa e in USA. La cosa triste - e scioccante - è che questo cacao è raccolto da bambini schiavi (proprio così, schiavi!) che in tutta la loro vita non hanno mai assaggiato - e mai assaggeranno - una sola barretta di cioccolato.

Questi bambini provengono da Mali, Burkina Faso, Nigeria. Vengono venduti dai loro stessi genitori o rapiti ai bordi della strade in zone rurali senza che nessuno se ne accorga.

"Prendono i bambini senza dire niente ai genitori"


I maschietti hanno dai 12 ai 14 anni, le bambine dagli 11 ai 12 anni.
Il centro di "raccolta" di questa tratta di schiavi è Zegoua dove è situata una grande stazione di bus dai quali vengono "scaricati" dai 10 ai 15 bambini alla volta. Una volta scesi dai bus, i bambini vengono prelevati velocemente con delle motociclette e portati oltre confine. Una volta giunti alle piantagioni della Costa d'Avorio vengono presi in carico da terze persone. Qui vengono sfruttati e fatti lavorare duramente. Picchiati selvaggiamente se lavorano lentamente o se si rifiutano di farlo.

Miriam Marico 12 anni. Se tornerà a casa senza soldi i genitori si arrabbieranno con lei.


I proprietari delle piantagioni pagano tutti gli intermediari di questo traffico:
- I rapitori nella terra d'origine dei bambini che coi bus li portano a Zegoua
- I moto taxi per far loro varcare il confine
- Le terze e ultime persone che li prendono in carico.
Al proprietario della piantagione di cacao un bambino costa 230€ trasporto incluso. Si suppone che in questa quota vi sia compresa la connivenza della milizia di confine.

Nel 2004, Guy-André Kieffer, un giornalista franco-canadese che stava indagando sul commercio del cacao, è scomparso misteriosamente nell'aprile del 2004 in Costa d'Avorio. Di lui non si è più avuto notizia.

Ad Abidjan, nel sud della cosa d'avorio, si trovano le sedi delle più importanti industrie di cacao: Nestlè, Cargill, ADM e Barry Callebaut. E' davvero possibile che nessuno sappia niente?? Quello che, invece, si sa per certo, è l'importante giro d'affari nel circuito dei cacao:
- il proprietario della piantagione (quello che ha "comprato" i bambini schiavi) vende il cacao al prezzo di 1€/kg agli intermediari.
- gli intermediari lo lavorano e lo rivendono al prezzo di 2,5€/kg alle grandi industrie del cioccolato
- queste ultime lo ritrasformano in polvere o burro di cacao dal quale otterranno per ogni kg, ben 40 tavolette di cioccolato.

La SAF-CACAO, il più grande esportatore di cacao in Costa d'Avorio
Il più grande esportatore di cacao della costa d'avorio si chiama SAF-CACAO, esporta in USA e Europa. Ali Lakiss, presidente dell'azienda, in un primo momento nega tutto. Solo dopo, quando gli viene contestato il fatto che la stessa Interpol della Costa d'Avorio ha avviato l'operazione BIA e salvato dalla schiavitù oltre 65 bambini, allora ammette che il problema esiste, ma che se fosse reso noto alla stampa e per questo motivo il mondo non volesse più comprare cioccolata, il destino della Costa d'Avorio (o il destino dei mercanti dei bambini-schiavi???) sarebbe catastrofico.

Una schiava-bambina liberata dall'Interpol
Anche Tohe Adam Malick, capo del dipartimento di lavoro della Costa d'Avorio, nega tutto.
"Avete visto dei pullman carichi di bambini? Vengono qui per le vacanze" questa la sua secca risposta.

Il reporter si reca allora nelle piantagioni di cacao dove vede una realtà raccapricciante. Gli schiavi-bambini muniti di macete, sono già al lavoro. Sono bambini che vengono dalla Burkina Faso, non sono qui in vacanza e non parlano nemmeno la lingua locale.






Una volta tornato in Europa, chiede un'intervista ai maggiori produttori di cioccolato: Nestlè, Mars, Kraft, Cargill, ADM, Barry Callebaut, ma tutti rifiutano sia di rilasciare l'intervista sia di commentare i suoi filmati.

Gli rilasciano un comunicato, sottoscritto da tutti i produttori, dove condannano questa situazione ma dichiarano altresì che non essendo di loro proprietà le piantagioni, non ne hanno l'accesso per effettuare dei controlli. Per questo motivo non si ritengono responsabili.

Al reporter non rimane che recarsi a Vevey in Svizzera e davanti al quartier generale della Nestlé fa allestire un megaschermo gigantesco sul quale proietta le immagini del suo documentario. Si vedono i bambini al lavoro coi maceti in mano, bambini che trasportano pesantissimi sacchi di cacao, bambini rapiti dagli occhi ricolmi di tristezza e paura. Almeno la Nestlé non potrà non vedere, non sapere, non sentire.
Ma ecco sentirsi il suono di una sirena. E' quella della polizia che gli si avvicina e gli chiede i documenti.
"Parla francese?"
"No, inglese"
"Cosa sta facendo qui?'"
"E' un film che riguarda l'Africa..."
"Ma è un film pro o contro la Nestlé?"

domenica 20 maggio 2012

Crostata alla crema di limone




Alle 4 di questa mattina il terremoto ci ha svegliati di soprassalto. Il letto sembrava ondeggiare nella stanza e in un batter di ciglia mi sono ritrovata a pregare che non succedesse niente alla mia bambina. Ieri, invece, l'attentato di Brindisi. Che giorni tristi e cupi. Poi...la mattina mi sono svegliata con Luce che teneva la mia mano. Non si era accorta di niente e mi sorrideva!
Mentre lei e il papà sono andati all'aeroporto ad accompagnare la nonna, le ho cucinato questa crostata alla crema di limone (ovviamente Vegan!!) Una ventata di freschezza che ha riportato, risvegliandoli, tutti i miei sensi, in una profumata e soleggiata Sicilia di molte vacanze fa.
Questa è la ricetta:

Ingredienti:
- Pasta frolla vegan (per leggere la ricetta cliccate qua)
Per la crema al limone:
- 500 ml di latte di soia alla vaniglia
- Il succo di 2 limoni bio
- 6 cucchiai di zucchero di canna
- 5 cucchiai di amido di mais
- 6 cucchiai di panna di soia
- un pizzico di vaniglia
- un pezzettino di burro di soia per imburrare la teglia

Ingredienti
Una volta preparata (o scongelata) la pasta frolla vegan, preriscaldate il forno, nella posizione di statico, a 180°C.
Procedete poi con la preparazione della crema al limone. Per prima cosa sciogliete amalgamandolo bene, l'amido di mais in poco latte di soia.

Amido di mais stemperato in poco latte di soia
Spremete il succo dei due limoni e mettetelo da parte.


Versate in un pentolino il restante latte di soia, lo zucchero, la panna ed infine il succo dei limoni. I miei due limoni erano profumatissimi ed andavano bene così, ma se preferite "amplificarne" il profumo, potete aggiungere qualche goccia di essenza di limone bio.

Essenza di limone bio


Aggiungete infine l'amido precedentemente sciolto e posizionate il pentolino su una fiamma dolce. Aggiungere la vaniglia e portare lentamente a sfiorare il bollore. Girare in continuazione lentamente, meglio se con una frusta, finché la crema non si sarà addensata.

Spegnete il fuoco quando la crema si sarà addensata

Togliere dal fuoco e lasciare raffreddare.
Prendere l'impasto della pasta sfoglia e stenderlo con le mani (il più sottilmente possibile) direttamente in una teglia per crostate precedentemente unta con poco burro di soia. Abbiate l'accortezza di rialzare leggermente i bordi, per dare la forma della classica crostata della nonna ;)


Praticate dei fori con la forchetta su tutta la base della frolla, dopodiché versatevi dentro la crema ormai raffreddata.


Cuocere per circa 40 minuti e servire dopo un'oretta circa, quando si sarà ben raffreddata. Volendo, guarnite la superficie con poca scorza grattugiata di un limone.