mercoledì 11 aprile 2012

Giocare sotto la pioggia. Ma perché non lo fa mai nessuno?

I bambini adorano giocare sotto la pioggia

L'ho scritto in diversi post e lo ribadisco ora. La natura e il mondo che c'è lì fuori - siano essi un incontaminato bosco di montagna o un giardinetto di città - sono per me il richiamo più forte e meraviglioso che esista. Fortunatamente non credo che questa mia passione sia fra quelle da "trasmettere" alla mia bambina, perché tutti i bimbi ce l'hanno di "default", una sorta di microchip impiantato nel cuore al momento della nascita (ma credo anche prima ;).

Luce

Chi non ricorda quanto era bello saltare dentro le pozzanghere? Alzare gli occhi al cielo e tirare fuori la lingua per assaggiare la pioggia? Insomma, con che cuore potrei privare Luce di tutto questo?? Naaaaaaa!! Ok, premetto che Luce frequenta una scuola inglese e non una Steineriana - dove, si sa,  il rapporto con la natura è incentivato, spronato e studiato - ma sapete cosa credo? Che c'è davvero bisogno di una scuola o di una metodologia interdisciplinare per dire: "Fuori piove, che bello!!! Vestiamoci e usciamo"??? Assolutamente no!
Insomma, i bambini una volta grandi, non ricorderanno - o lo faranno solo marginalmente - che i propri genitori avranno assolto i loro bisogni materiali (cura delle malattie, taglio delle unghiette, cappellino in testa quando c'è il sole, ecco...mi avete capito no?), ma ricorderanno le EMOZIONI che essi saranno stati in grado di fargli provare, siano esse belle o brutte. Provate a chiudere gli occhi e a guardatevi indietro. Non è così anche per voi?

L'altalena è tutta per noi! Il parco giochi è deserto :(
Questa mattina diluviava, ma diluviava per davvero. L'asilo di Luce riaprirà fra una settimana. Quale occasione migliore per uscire io e lei, coprirci per bene e andare a giocare come due matte sotto la pioggia? Ho tirato fuori dall'armadio una "tuta-antipioggia" che le avevo comprato diversi mesi fa (l'ho comprata su internet su questo sito, ma credo che si possano trovare anche in Italia, in qualche negozio ben fornito). Niente a che vedere con le tute da neve, questa non tiene caldo, copre "solo" (sorprendentemente bene) dalla pioggia. Sotto, ovviamente, l'ho coperta a sufficienza, non troppo altrimenti suda e poi è peggio, stivaletti, cappellino sotto il cappuccio e......pronti, partenza, viaaaa!!!

La salopette antipioggia

I laccetti si fanno passare sotto gli stivaletti

Una volta arrivate ai giardinetti è stato un tripudio di corse, scivoli, altalene, salti nelle pozzanghere e matte risate. Tutto questo sotto una pioggia torrenziale. Intorno a noi?? Il deserto :(

Scendeeee la pioggiaaa ma che faaa??
Siamo state un'oretta bella e buona e dopo ho dovuto inventarmi mille scuse e mille storielle per portarla via di là. Se domani pioverà, ci torneremo ancora :)
E poi...tutti a casa, a mangiarsi un bel piattone di pasta condito con olio, aglio, un pizzico di gomasio e battuto di basilico! (la verità è che sono rimasta col frigo vuoto, dovrò fare la spesa!)

Felice Luce...e felice anche la sua mamma!










venerdì 6 aprile 2012

Rimanere Vegan in viaggio. Di ritorno dalla Thailandia.

Affrontare un lunghissimo viaggio di quasi 9.000 km - con figlioletta duenne al seguito - e rimanere pura vegana dall'andata al ritorno. Si può? Ma certo che sì! Basta organizzarsi.

Eccomi cari amici, no, non sono sparita. Gli eventi della vita mi hanno portata dall'altra parte del mondo per un certo periodo di tempo. E' successo tutto all'improvviso e in men che non si dica...passaporto, bagagli e via andare.
Confesso di aver appreso la notizia di questo "viaggio" un po' troppo alla leggera e di essermi organizzata veramente all'ultimo minuto - ovviamente questo discorso non vale per il mio super organizzatissimo maritocarnivoro - .

Ad una mamma vegana che viaggia con la su famigliola, bastano davvero pochi accorgimenti per sentirsi "al sicuro" ....o almeno...inizialmente!
I pochi capisaldi sono: prenotare dei pasti vegan sull'aereo, trovare al volo una pietanza vegan per la figlioletta nel limitato tempo dello scalo previsto (senza perdere la coincidenza) e portarsi appresso una borsa BOB per il sostentamento (o sopravvivenza???) della principessina -quasi vegana- di casa, da tenere sempre con sé e proteggere a costo di farsi amputare un braccio.


Pasto Veg sul volo per Bangkok


Luce che assaggia il mio TiramisùVeg sotto lo sguardo perplesso del papà-carnivoro
Aeroporto di Amsterdam. Luce mangia un nudelsuppe  aspettando il prossimo imbarco.


Nella borsa ho infilato un barattolo di Gomasio, uno di semi di lino, un paio di pastina di Kamut e della pasta integrale. Non troppa roba, tanto li venderanno anche là, no? "Ma certo!! La Thailandia esporta Kamut e pastina macinata a pietra in tutto il mondo!!" questa la risposta scema di mio marito-carnivoro.

Insomma, avrei mille cose da dirvi e raccontarvi su questo viaggio e su questo paese, la dolcezza della gente, la bellezza del paesaggio, e...ahimè, (per quel che ho visto io), il non-rispetto per gli animali :( Poi, se qualcuno ha esperienze differenti dalle mie, ben vengano rettifiche o delucidazioni!

Vi dico solo alcune cose:
- Credo di aver capito che i Thailandesi si nutrano prevalentemente di polli e maiali - oltre che di riso, pesce e verdure speziatissime.

La tristissima immagine di un maiale cucinato per strada
Cucinano ovunque e mangiano a qualsiasi ora del giorno o della notte. Da loro, infatti, i nostri orari canonici dei pasti non sono previsti. Mangiano tendenzialmente ogni 3 ore (hanno cercato di spiegarmi che mangiando quasi esclusivamente riso, questo fa si che i picchi glicemici siano pressoché nulli provocando, quindi, un costante senso di non-sazietà da supplire in continuazione) e in ogni dove. Li ho visti mangiare col piatto appoggiato al misuratore fiscale del supermarket con la gente in fila per pagare la spesa, sul bancone dello sportello di una banca tra un cambio in dollari e l'altro, seduti a terra per strada, persino appoggiati ad una seggiolina "apparecchiata" dentro una boutique di moda con le clienti che si provano i vestiti.
-Non hanno grandissima considerazione degli animali (ho visto scene raccappriccianti in una riserva di elefanti - tristissimi! - a Koh Samui)

Il mio volto tristissimo allo spettacolo degli elefanti. 
Guardate questo sguardo.... 
Col "pungolo" bene in vista 
La proboscide di un elefante non è fatta per sopportare il peso del suo corpo 
Sempre col "pungolo", è ridotto a clown... 
....a giocatore di calcio... 
...inconsapevole partecipante di tiro alla fune!
Questa è la foto più triste in assoluto. Un cucciolo e la sua mamma. Guardate come è legata lei, nemmeno un metro di corda, praticamente impossibilitata a muoversi.

Che dire, sarò stata sfortunata io ad aver visto certe scene, forse i Thailandesi sono gli animalisti migliori del mondo ed io non l'ho percepito....spero di cuore di avere l'occasione per conoscere meglio questo popolo e questo paese.

Comunque sia, sono tornata :) Sono felice e non vedo l'ora di riaggiornare presto il mio blog!!!

domenica 11 dicembre 2011

Torta al Malto d'orzo e Cacao


Era da tantissimo tempo che volevo cucinare questa strabiliante torta e 'sta mattina ce l'ho fatta ;)
Premetto che è una versione leggermente riadattata rispetto all'originale di Tippi Tappi - blog che, primo su tutti, mi ha fatto innamorare della mia scelta vegan. Questi gli ingredienti:

Per il pan di spagna:
350 gr di farina soffice per dolci
1 bustina di cremortartaro
1 cucchiaino di bicarbonato
120 gr di olio di mais
200 ml di latte di soya
3 cucchiai di malto d'orzo
1 pizzico di sale
una teglia per torte con cerniera da 20cm

Accendete il forno a 150°C.
Setacciate la farina poi unitevi il cremortartaro, il bicarbonato, il sale. Mescolate. Aggiungete l'olio di mais, il malto e alla fine il latte di soya. Deve risultare un composto cremoso e senza grumi. Versare nella teglia ed appiattite con una spatola di gomma. Io non ho usato né carta da forno, né precedente spennellatura di olio di mais, ma questo dipende dal tipo di teglia che avete a disposizione.
Infornate per 45 min. circa. Alla fine, il pan di spagna dovrebbe risultare ben colorito in superficie, lievitato e spaccato qui e là.
Togliete dal forno e lasciatelo riposare nella teglia per una decina di minuti, dopo di ché estraetelo dalla cerniera e lasciatelo raffreddare su una brillantiera per torte. Più si sarà raffreddato e meglio riuscirete a tagliarlo in tre strati. Tippi Tappi consiglia addirittura di prepararlo il giorno prima, io mi sono adattata ad un paio d'ore circa.

Mentre si raffredda preparate la farcitura. Ecco quello che vi occorre.

Per la farcitura:
500 gr di malto d'orzo diluito in poca acqua (mezzo bicchiere).
Cacao in polvere
Orzo solubile
Crema pasticcera vegana*

*Per la crema pasticcera vegana:
1 bicchiere di cous cous
2 Limoni bio
4 bicchieri acqua
4 bicchieri di zucchero
1 pizzico di sale.

Fate cuocere 1 bicchiere di cous cous in 4 bicchieri di acqua, alla quale avrete aggiunto la scorza grattuggiata di 2 limoni bio e uno pizzico di sale. (Per i tempi di cottura del cous cous rimettetevi alle istruzioni riportate sulla confezione). Quando il cous cous sarà pronto, aggiungete 4 bicchieri di zucchero, frullate il tutto fino ad ottenere una crema omogenea e profumata :)

Procedete con la farcitura:
Tagliate il pan di spagna per 2 volte in senso orizzontale, ottenendo quindi 3 sezioni.
Spennellate con un po' di malto il piatto di portata e adagiatevi sopra la prima sezione.
Io ho proceduto in questo modo, abbondando con gli ingredienti e coprendo molto molto bene :)
-Malto d'orzo
-Crema pasticcera vegan
-Orzo spolverizzato
-Cacao polverizzato

Procedete in questo modo per entrambe le sezioni.
Nell'ultima (quindi...la "testa" della torta), ho omesso la crema pasticcera vegan, spennellando solo con abbondante malto e ricoprendo con orzo e cacao.

Giuro:STREPITOSA!!! Golosissima e completamente Vegan ;)
Adattissima, secondo me, alle feste natalizie :D

lunedì 14 novembre 2011

Patate Hasselback in versione vegana (più Boeuf Bourguignon di Julia Child)



Patate Hasselback in versione vegana

Sapevo che non sarebbe stato facile, ma non immaginavo che sarebbe stato così difficile. Essere l'unica vegana della famiglia può sembrare un paradosso, soprattutto quando tuo marito ti chiede di cucinare una Boeuf Bourguignon per il pranzo della domenica :( Ebbene sì, ieri mi è toccato cucinare pezzi di cadavere per Alfo e Luce. Ora potrei raccontarvi mille bugie, ad esempio che durante il pranzo ho ricordato loro il mio amore per gli animali, la natura e l'ambiente e che gli ho fatto pesare la situazione facendoli sentire in colpa. Già, potrei dirvelo, ma non lo farò. Perché così non è stato! Non finirò mai di ripeterlo, sono io l'unica vegana della famiglia, sono io quella che mangia insalate, zuppe e semi vari. Mio marito e la mia bambina no. E io li amo! :)

Non avevo mai cucinato una Boeuf Bourguignon nemmeno quando ero onnivora, ma sapevo che si trattava di una ricetta francese. Quindi, munita di "Mastering the art of french cooking" di Julia Child, mi sono lanciata in una accuratissima preparazione. Per prima cosa ho tradotto tutta la ricetta in italiano e convertito le unità di misura. Noooooo, non la posterò da nessuna parte ;) Per questo ci sono tanti siti "carnivori" dove potrete attingere alle varie traduzioni (sempre che non abbiate voi stessi il libro originale da spulciare). Una cosa però lasciatemela dire. Julia Child spiegava le sue ricette in modo così dettagliato, minuzioso, maniacale e particolareggiato, che chiunque decida di cimentarsi in qualche preparazione, può star certo che alla fine si ritroverà fra le mani un vero concentrato di "pura magia". Un piatto di altissima cucina! Aveva proprio ragione Julie Powel quando nel film "Julie & Julia" disse che durante la preparazione di quelle ricette sembra che Julia Child sia lì da qualche parte nella tua cucina, ad aiutarti come una "fata buona". Giuro che è proprio così! Provare per credere ;)
La mitica Cocotte







Dopo aver tradotto la ricetta, ho capito che con le pentole che avevo a mia disposizione non sarei mai riuscita a cucinare niente di neanche lontanamente somigliante a una Boeuf Bourguignon. Mi serviva una "Cocotte" e io non solo non ne ero munita, ma non sapevo nemmeno cosa fosse. Fu così che iniziai un googleaggio selvaggio e scoprii cose molto interessanti. La vera, originale ed unica Cocotte è quella fabbricata da Le Creuset in Francia. Si tratta di una pentola bella massiccia (attenzione a non farla cadere, potrebbe causare un bel po' di danni ;) costruita in ghisa smaltata e munita di coperchio. Si utilizza principalmente per le cotture lente, uniformi, complete, in una parola: perfette. Passa con disinvoltura dal fuoco dei fornelli al caldo rovente del forno. E' stata inventata nel 1925 e prodotta in una fonderia nel nord della Francia. Pensate che per fabbricarne una ci vogliono ben 30 artigiani e lo stampo di sabbia che viene utilizzato per ogni singola pentola, viene distrutto di volta in volta. Ogni Cocotte è quindi un pezzo unico. Un piccolo gioiello di alta cucina! No, dico, avrei mai potuto cucinare la Boeuf Bourguignon per mio marito e la mia bambina senza dotarmi di questo indispensabile "utensile"? Certo che no! Quindi, sull'imbrunire di sabato sera, mi precipitai in uno dei negozi di casalinghi più forniti di Milano (e anche uno dei più costosi, sigh!) in zona Corso Como. Ovviamente, prima di tuffarmi nel traffico, telefonai per sapere se avessero l'articolo. Mi passarono un ragazzo molto gentile; non solo la Cocotte de Le Creuset era disponibile, ma me l'avrebbero tenuta da parte.
Munita della mia Cocotte arancione, ben riposta nel portabagagli, andai a comperare tutti gli ingredienti necessari e tornai a casa per l'ora di cena. E' stato solo ieri pomeriggio però, che mi sono cimentata in questa ricetta per carnivori. La Boeuf Bourguignon fu pronta per l'ora di cena.
Boeuf Bourguignon
Ovviamente non potevo non accompagnare questo piatto con qualcosa di vegano, perché io non l'avrei di certo mangiato. Fu così che unii l'utile al dilettevole. Cucinai delle patate Hasselback (in versione vegana ;), che avrebbero accompagnato la Boeuf Bourguignon e costituito la mia cena.







Patate Hasselback in versione vegana
4 grosse patate bio
olio extra vergine di oliva
pangrattato 
tofu grattuggiato
sale rosa dell'Himalaya
La preparazione è davvero molto semplice e di grande effetto. Prendete le patate, sbucciatele e incidetele sottilmente a fettine senza arrivare troppo in basso, ma a circa 2/3 di profondità. Dopo la lavorazione, sciacquatele ed asciugatele. Disponete le patate su una pirofila nella quale avrete messo della carta forno leggermente unta. Fate cuocere in forno per circa 30 minuti a 200°. Sfornate e spennellate ogni patata con poco olio extra vergine di oliva, spolverate con un po' di pangrattato, aggiungete un pizzico di sale e un po' di tofu grattuggiato. Rimettete in forno per circa 20 minuti o finché le patate non risultino dorate.
P.S. Per dovere di cronaca, l'idea delle patate Hasselback (riadattate da me in versione vegan) l'ho avuta da un sito che adoro letteralmente, il Cavoletto di Bruxelles. Ci sono delle fotografie spettacolari!

giovedì 10 novembre 2011

Cosa uso al posto dei rotoli da cucina? Le lavette!

Il cestino di lavette che ho messo accanto al lavello in cucina

A volte penso che basterebbe così poco per preservare la nostra amata Terra. Al di là di tutti gli - purtroppo ovvi - interessi economici che stanno alla base del discorso, io credo che sia anche una nostra "pigrizia mentale" quella di riuscire a porvi rimedio così difficilmente e lentamente (molto lentamente). Quasi che si dovesse emulare la massa per forza, perché lo fanno tutti, perché altrimenti come si fa? Già e come facevano le nostre nonne 50 o 60 anni fa? Semplicemente facevano quello che era più naturale, forse senza nemmeno saperlo. Un rotolo di carta da cucina equivale ad alberi tagliati. Un tempo non esisteva. Ed ecco che mi è venuta un'idea carina, per evitare sprechi (in termini di alberi abbattuti, ma anche di bilancio familiare, di rifiuti da smaltire, di imballaggi che poi si buttano, ti smog causato dal trasporto del prodotto dal fornitore verso i supermercati). Non che io ce l'abbia con questi rotoli e che questi siano il capro espiatorio di tutti i mali ;) Anzi! Semplicemente un giorno ho pensato:- E se non li utilizzassi più? Come potrei sostituirli?" L'idea che mi è venuta in mente è così semplice che risulta imbarazzante. Ho messo accanto al lavello della cucina un cestino contente delle lavette, cioè dei quadrotti di spugna. Il cestino l'ho comprato in un negozio di casalinghi provenzali (perché io adoro la Provenza, non si era capito? ;) e le lavette in una normalissima merceria. Sono di spugna e molto resistenti, in cucina ormai le uso per tutto, per asciugare la classica goccia d'acqua, per pulire i fornelli, per asciugare frutta e verdura, per pulire il seggiolone di Luce dopo i pasti, persino per tamponare i fritti che cucino per mio marito. Ne uso diverse al giorno, poi le metto in lavatrice con il resto del bucato. Sapone di Marsiglia e via andare. Il giorno dopo sono già pronte per essere riutilizzate e rimpinguare il mio cestino. Perché non provate anche voi? :)

Zuppa di farro con cavolo nero




Cavolo nero 1
Farro decorticato 5 cucchiai
Fagioli Canellini 240 g
Passata di pomodoro 1/2
Cipolla 1/2
Carota 1
Sedano 1
Olio extra vergine di oliva q.b
Sale rosa dell'Himalaya q.b

Lo dico subito e con orgoglio, non solo questa zuppa è venuta squisita, ma per me rappresenta già - la zuppa è stata fatta solo ieri sera - un ricordo bellissimo che serberò nel cuore :) Sì, perché nella sua preparazione mi ha aiutato per la prima volta la mia bambina e ci siamo divertite tantissimo! Dunque: iniziate a buttare un occhio agli ingredienti e prendeteli con le pinze, perché, giurin giuretta, non ho seguito dosi specifiche, ma sono andata veramente ad occhio. Forse un solo cavolo nero è troppo poco (ho visto che in alcune ricette se ne usano due) e mai da nessuna parte ho letto di utilizzare mezza cipolla per il soffritto (solitamente se ne usa una intera), ma....ricordare la "bizzarra piramide alimentare" di mio marito? Lui non ama le cipolle e quindi, mezza, è il massimo che mi è consentito. La preparazione è molto semplice. In teoria ci vorrebbero dei cannellini secchi, da lasciare in acqua tutta la notte precedente e bla bla bla, io me ne sono dimenticata e purtroppo me ne sono accorta solo ieri pomeriggio. Quindi ho azzaffato dalla dispensa il primo barattolo di cannellini già lessati che avevo - bio, ovviamente - ed ho usato quello. Cominciate con mondare il cavolo nero, fatene delle listarelle e tenetele da parte. Poi fate un trito di cipolla, sedano e carota, mettetelo in una pentola, buttateci sopra un pizzichino di sale che non serve solo a insaporire, ma anche e soprattutto a evitare che il trito si bruciacchi, in quanto il sale assorbe acqua e pare sia questa la colpevole! Irrorate con un po' di olio e fate appassire il tutto. Aggiungete la passata, mescolate bene e lasciate sobbollire per alcuni istanti. Nel frattempo frullate i cannellini in un po' della loro acqua di cottura fino ad ottenere una bella purea. Aggiungete anche questa e mescolate. Aggiungete le listarelle del cavolo - non è un insulto, non saprei come altro chiamarle ;) - e solo alla fine il farro con un po' di acqua calda. In teoria, l'acqua si dovrebbe aggiungere un po' per volta, io ci ho versato direttamente un pentolino di acqua calda e ho visto che va bene lo stesso. Date una bella rimestata, abbassate il fuoco e lasciate cuocere per un'ora - anche se sulla confezione del farro c'è scritto un tempo di cottura di molto inferiore -. Ricordatevi di girare di tanto in tanto onde evitare che si attacchi. Alla fine aggiustate di sale. I piatti vanno conditi con l'aggiunta di un po' di olio extra vergine di oliva. Era la prima volta che la facevo, sarà stata la fortuna della principiante, ma credetemi, il risultato è stato strepitoso. E anche Luce se ne è mangiata un bel piattone ;)

mercoledì 9 novembre 2011

Una fotografia, la mia cucina, la mia vita





Un dettaglio della mia cucina


Oggi mi sento in una fase di stallo :( Mi sento divisa in due, anzi...in tre. Sì, perché coniugare tre diversi stili alimentari - quello vegano per me, quello onnivoro per Alfo e quello "misto" per Luce, non è affatto semplice. Il tempo è sempre poco e quel poco che mi rimane alla fine della giornata devo giostrarmelo sempre alla svelta, con diversi ingredienti, diversi tempi di cottura, diverse consistenze, diverse ricette. E non sempre quello che ne vien fuori è di "gradimento" ai miei commensali...ça va sans dire! Ecco, oggi mi sento come questa fotografia che ho scattato poco fa in cucina. Da una parte le ricette francesi (e molto, molto, molto burrose) di Julia Child, quelle americane dell'ormai leggendario -  ed entrato nel mito - "Joy of Cooking" di Irma Rombauer e dall'altro lato i libri di cucina vegetariana o vegana. Nella foto appaiono anche il barattolo del caffè di mio marito e il mio macinino di spezie provenzali comperato l'estate scorsa a Sainte Maxime (un luogo incantevole!!). Poi...lo vedete quel macinino da caffè Lehnartz ante guerra che era di mia nonna? (cioè, sarebbe ancora suo se non glielo avessi rubato in una della mie ultime visite :) Ecco! Io oggi mi sento un po' così. Come un qualcosa che macina, macina, macina, senza sapere bene cosa stia facendo e come. Naturalmente......fra una ricetta onnivora ed una vegana :)