mercoledì 30 maggio 2012

Procter & Gamble. Sponsor delle mamme? No, grazie.



Da qualche tempo, credo dal giorno della festa della mamma, circola in TV uno spot pubblicitario della Procter & GambleE' indubbiamente uno spot molto bello e commovente. A girarlo è stato Alejandro González Iñárritu (il regista di 21 grammi e Babel). Lo spot (che potete vedere quimostra le giornate tipo di 4 mamme e i rispettivi bimbi - future promesse olimpioniche - ambientate in 4 differenti città del mondo: Los Angeles, Londra, Pechino e Buenos Aires.


Mamme stanche, affaticate e tutte apparentemente senza un compagno. (La rapida ripresa del braccio del padre di colore che è sugli spalti e il padre seduto a tavola nella famiglia cinese, ripreso di sghimbescio alla velocità della luce, non fanno testo). Madri che pregne di amore e dedizione, accompagneranno i loro figli alla tanto agognata medaglia olimpica. Sveglia, colazione, panni da lavare, porta agli allenamenti, vai a riprendere, consola, medica, sostieni, lava i piatti e poi di nuovo, tutto d'accapo, per mesi ed anni. Al termine dello spot, appena dopo l'immagine clou della mamma made in USA (of course!) che, abbracciando la figlioletta a stelle e strisce fresca di vittoria, può finalmente lasciarsi andare ad un pianto liberatorio (tutti quei piatti da lavare a mano sono finalmente stati ricompensati!!), bè, ecco troneggiare la seguente scritta: orgoglioso sponsor delle mamme.

Orgoglioso sponsor delle Mamme
No, scusami caro P&G, ma come usavamo dire in classe da bambini, diversi lustri fa: "fly down!!!"

Ma sponsor di chi?? De che?? Primo, uno sponsor non fa pagare i suoi prodotti alle clienti, ma al limite glieli regala. No, giusto per precisare eh?!

E poi...sì, forse alcune mamme utilizzeranno i tuoi prodotti (tossici, inquinanti, testati sugli animali e degradabili nel lasso di un millennio di anni), ma non tutte!! Sì, perché caro P&G, forse non lo sai, ma ci sono tante, molte, moltissime mamme che sono diventate attentissime sia al rispetto per l'ambiente che - soprattutto - al benessere dei propri bambini. Chi ti sta scrivendo è una di queste mamme, una che non solo fa tutte le cose che egregiamente hai illustrato nel tuo spot - lavare, cucinare, accompagnare etc etc -ma:

1) Lo fa con un sorriso. E non con la faccia da condannata ai lavori forzati come le tue attrici.
2) Al posto dei tuoi prodotti (sempre tossici, inquinanti e bla bla bla) usa bicarbonato e intrugli autoprodotti di aceto e limone. E quando li produce...si diverte pure!

Ops...mi è sembrato di vedere un detersivo sullo sfondo


Ops...anche qui!

3) Quando è in auto con la sua bimba seduta sul seggiolino di dietro, non le schiaffa sulle orecchie musica proveniente da "aggeggini" che tu, tanto carinamente, fai funzionare con le tue pile tossiche e non smaltibili. Ma sai cosa fa??? Le parla...!!

La bambina dello spot con le "cuffiette" mentre mamma guida
Quindi...caro P&G...potrai essere l'orgoglioso sponsor di tutte le mamme che vuoi.
Ma non il mio ;)

venerdì 25 maggio 2012

Mousse di mela e Tahin con semi di sesamo




Per chi è vegano il sesamo è una fonte molto importante di calcio - così come per frutta secca ed altri semi oleaginosi-. Contiene grassi di buona qualità (fondamentali per i bambini), un elevato potere energetico ed un buon contenuto di proteine e ferro. Dopo l'anno ho iniziato a introdurlo nelle pietanze di Luce al posto del formaggio spolverizzato sopra che, oltre ad essere salatissimo - e sappiamo che ai bimbi e non solo a loro, il sale fa malissimo - lavora "contro" il calcio delle ossa e non "a favore", come invece molte pubblicità ingannevoli vorrebbero farci credere. Il formaggio, infatti, una volta assunto è vero che introduce una certa quantità di calcio, ma acidifica il nostro corpo a tal punto che per ripristinare una condizione ottimale si "autoscartavetra" dalle ossa il calcio assunto e così facendo ne toglie anche di proprio. Il formaggio, quindi,  agisce come se fosse un "usuraio" del calcio. Te ne impresta poco per togliertene tanto. L'osteoporosi, per esempio, è uno dei risultati più dannosi dei latticini. (fonte: Dott.ssa De Petris)

Il sesamo sotto forma di crema - Tahin - è un ottimo condimento sia per le pappe dei bambini, sia che come crema spalmabile anche per adulti. Inoltre può accompagnare praticamente ogni piatto sia esso dolce o salato. Il Tahin ha un sapore neutro, ma abbastanza intenso. Devo quindi ammettere che Luce non lo ha mai prediletto troppo, accettando solo i semini (ben triturati) che mischiavo nelle pappe.

Ieri, però, ho trovato la ricetta di questa mousse spettacolare e - udite udite - Luce se l'è spazzolata tutta. Ha un sapore molto particole, dove il gusto un po' "stucchevole" del sesamo viene contrastato da quello dolcemente asprognolo della mela. L'effetto finale è molto gradevole e delicato. Ha un nonsoché di fresco!

Ingredienti

Ingredienti:
500 ml di succo di mela bio senza zucchero aggiunto
3 cucchiaini di agar-agar in polvere
5 cucchiai di malto di riso
4 cucchiaini di Tahin
2 cucchiaini di succo di limone bio
semi di sesamo per servire
1 pizzichino di sale rosa

Versare il succo di mela in una pentola dal fondo spesso e portare a ebollizione. Aggiungete il sale e l' agar-agar stemperato in poco succo di mela che avrete tenuto a parte. Rimestate bene con una frusta per qualche minuto e poi togliete dal fuoco. Versate il contenuto in una terrina e lasciate risposare per circa 2 ore.


Fate riposare due ore a temperatura ambiente

Scaduto questo termine...non fatevi prendere dal panico se il composto avrà la consistenza di un mattone: è tutto sotto controllo ;)

Versateci sopra il malto, il Tahin, il succo di limone e procedete prima a "rompere" il composto con una forchetta, poi frullate il tutto finché la mousse non avrà assunto un bell'aspetto morbido e spumoso.


La consistenza dovrà essere morbida e spumosa

Versate la mousse in piccole ciotoline e riponete in frigorifero. Servite bella fresca e guarnite con semini di sesamo.

martedì 22 maggio 2012

The Dark Side of Chocolate



L'altro giorno stavo leggendo un libro - di cui scriverò sicuramente un post prossimamente - che si intitola "Diventare come balsami" di Marinella Correggia. 
E' un bellissimo vademecum sul comportamento da tenere per un vivere equo, sostenibile ed ecologico. Ad un certo punto sono rimasta colpita da una frase: "...comprate cioccolata soltanto se proveniente dal circuito equo solidale...".
Subito mi si è accesa una spia di allarme nella testa. Perché questo monito? Insomma, non è sufficiente comprare prodotti provenienti da agricoltura biologica? E poi perché proprio la cioccolata e non, che so, un carciofo, una bustina di zenzero in polvere o scaglie di cocco? Certo, ero a conoscenza di questo circuito di vendita, ma nella mia testa corrispondeva solo ad un piccolo scaffale dell'Esselunga che esponeva prodotti dal packaging "alternativo". Uno scaffale, tra l'altro, di fronte al quale staziona spessissimo il carrello ricolmo - e momentaneamente abbandonato- di chi si è lanciato nella corsa di "oh cielo, mi stavo dimenticando il dentifricio."

La spia nella mia testa rimaneva accesa e io dovevo capire...cercare...informarmi.
E' stato così che ho trovato in rete un filmato molto molto interessante, un documentario girato dal giornalista danese Miki Mistrati. Si intitola The Dark Side of Chocolate e lo potete vedere qui. E' in lingua inglese. Per chi non avesse tempo per vederlo (ma credetemi che merita davvero e dura solo 40 minuti), faccio un breve riassunto:

Il baccello del cacao è grosso e pesante. Si stacca a colpi di macete.


La Costa d'Avorio è il più grande produttore di cacao. Da esso proviene il 42% del cacao di tutto il mondo. E' proprio in Costa d'Avorio, infatti, che si trovano le più grandi piantagioni di cacao, quel cacao che verrà trasformato in cioccolato venduto in Europa e in USA. La cosa triste - e scioccante - è che questo cacao è raccolto da bambini schiavi (proprio così, schiavi!) che in tutta la loro vita non hanno mai assaggiato - e mai assaggeranno - una sola barretta di cioccolato.

Questi bambini provengono da Mali, Burkina Faso, Nigeria. Vengono venduti dai loro stessi genitori o rapiti ai bordi della strade in zone rurali senza che nessuno se ne accorga.

"Prendono i bambini senza dire niente ai genitori"


I maschietti hanno dai 12 ai 14 anni, le bambine dagli 11 ai 12 anni.
Il centro di "raccolta" di questa tratta di schiavi è Zegoua dove è situata una grande stazione di bus dai quali vengono "scaricati" dai 10 ai 15 bambini alla volta. Una volta scesi dai bus, i bambini vengono prelevati velocemente con delle motociclette e portati oltre confine. Una volta giunti alle piantagioni della Costa d'Avorio vengono presi in carico da terze persone. Qui vengono sfruttati e fatti lavorare duramente. Picchiati selvaggiamente se lavorano lentamente o se si rifiutano di farlo.

Miriam Marico 12 anni. Se tornerà a casa senza soldi i genitori si arrabbieranno con lei.


I proprietari delle piantagioni pagano tutti gli intermediari di questo traffico:
- I rapitori nella terra d'origine dei bambini che coi bus li portano a Zegoua
- I moto taxi per far loro varcare il confine
- Le terze e ultime persone che li prendono in carico.
Al proprietario della piantagione di cacao un bambino costa 230€ trasporto incluso. Si suppone che in questa quota vi sia compresa la connivenza della milizia di confine.

Nel 2004, Guy-André Kieffer, un giornalista franco-canadese che stava indagando sul commercio del cacao, è scomparso misteriosamente nell'aprile del 2004 in Costa d'Avorio. Di lui non si è più avuto notizia.

Ad Abidjan, nel sud della cosa d'avorio, si trovano le sedi delle più importanti industrie di cacao: Nestlè, Cargill, ADM e Barry Callebaut. E' davvero possibile che nessuno sappia niente?? Quello che, invece, si sa per certo, è l'importante giro d'affari nel circuito dei cacao:
- il proprietario della piantagione (quello che ha "comprato" i bambini schiavi) vende il cacao al prezzo di 1€/kg agli intermediari.
- gli intermediari lo lavorano e lo rivendono al prezzo di 2,5€/kg alle grandi industrie del cioccolato
- queste ultime lo ritrasformano in polvere o burro di cacao dal quale otterranno per ogni kg, ben 40 tavolette di cioccolato.

La SAF-CACAO, il più grande esportatore di cacao in Costa d'Avorio
Il più grande esportatore di cacao della costa d'avorio si chiama SAF-CACAO, esporta in USA e Europa. Ali Lakiss, presidente dell'azienda, in un primo momento nega tutto. Solo dopo, quando gli viene contestato il fatto che la stessa Interpol della Costa d'Avorio ha avviato l'operazione BIA e salvato dalla schiavitù oltre 65 bambini, allora ammette che il problema esiste, ma che se fosse reso noto alla stampa e per questo motivo il mondo non volesse più comprare cioccolata, il destino della Costa d'Avorio (o il destino dei mercanti dei bambini-schiavi???) sarebbe catastrofico.

Una schiava-bambina liberata dall'Interpol
Anche Tohe Adam Malick, capo del dipartimento di lavoro della Costa d'Avorio, nega tutto.
"Avete visto dei pullman carichi di bambini? Vengono qui per le vacanze" questa la sua secca risposta.

Il reporter si reca allora nelle piantagioni di cacao dove vede una realtà raccapricciante. Gli schiavi-bambini muniti di macete, sono già al lavoro. Sono bambini che vengono dalla Burkina Faso, non sono qui in vacanza e non parlano nemmeno la lingua locale.






Una volta tornato in Europa, chiede un'intervista ai maggiori produttori di cioccolato: Nestlè, Mars, Kraft, Cargill, ADM, Barry Callebaut, ma tutti rifiutano sia di rilasciare l'intervista sia di commentare i suoi filmati.

Gli rilasciano un comunicato, sottoscritto da tutti i produttori, dove condannano questa situazione ma dichiarano altresì che non essendo di loro proprietà le piantagioni, non ne hanno l'accesso per effettuare dei controlli. Per questo motivo non si ritengono responsabili.

Al reporter non rimane che recarsi a Vevey in Svizzera e davanti al quartier generale della Nestlé fa allestire un megaschermo gigantesco sul quale proietta le immagini del suo documentario. Si vedono i bambini al lavoro coi maceti in mano, bambini che trasportano pesantissimi sacchi di cacao, bambini rapiti dagli occhi ricolmi di tristezza e paura. Almeno la Nestlé non potrà non vedere, non sapere, non sentire.
Ma ecco sentirsi il suono di una sirena. E' quella della polizia che gli si avvicina e gli chiede i documenti.
"Parla francese?"
"No, inglese"
"Cosa sta facendo qui?'"
"E' un film che riguarda l'Africa..."
"Ma è un film pro o contro la Nestlé?"

domenica 20 maggio 2012

Crostata alla crema di limone




Alle 4 di questa mattina il terremoto ci ha svegliati di soprassalto. Il letto sembrava ondeggiare nella stanza e in un batter di ciglia mi sono ritrovata a pregare che non succedesse niente alla mia bambina. Ieri, invece, l'attentato di Brindisi. Che giorni tristi e cupi. Poi...la mattina mi sono svegliata con Luce che teneva la mia mano. Non si era accorta di niente e mi sorrideva!
Mentre lei e il papà sono andati all'aeroporto ad accompagnare la nonna, le ho cucinato questa crostata alla crema di limone (ovviamente Vegan!!) Una ventata di freschezza che ha riportato, risvegliandoli, tutti i miei sensi, in una profumata e soleggiata Sicilia di molte vacanze fa.
Questa è la ricetta:

Ingredienti:
- Pasta frolla vegan (per leggere la ricetta cliccate qua)
Per la crema al limone:
- 500 ml di latte di soia alla vaniglia
- Il succo di 2 limoni bio
- 6 cucchiai di zucchero di canna
- 5 cucchiai di amido di mais
- 6 cucchiai di panna di soia
- un pizzico di vaniglia
- un pezzettino di burro di soia per imburrare la teglia

Ingredienti
Una volta preparata (o scongelata) la pasta frolla vegan, preriscaldate il forno, nella posizione di statico, a 180°C.
Procedete poi con la preparazione della crema al limone. Per prima cosa sciogliete amalgamandolo bene, l'amido di mais in poco latte di soia.

Amido di mais stemperato in poco latte di soia
Spremete il succo dei due limoni e mettetelo da parte.


Versate in un pentolino il restante latte di soia, lo zucchero, la panna ed infine il succo dei limoni. I miei due limoni erano profumatissimi ed andavano bene così, ma se preferite "amplificarne" il profumo, potete aggiungere qualche goccia di essenza di limone bio.

Essenza di limone bio


Aggiungete infine l'amido precedentemente sciolto e posizionate il pentolino su una fiamma dolce. Aggiungere la vaniglia e portare lentamente a sfiorare il bollore. Girare in continuazione lentamente, meglio se con una frusta, finché la crema non si sarà addensata.

Spegnete il fuoco quando la crema si sarà addensata

Togliere dal fuoco e lasciare raffreddare.
Prendere l'impasto della pasta sfoglia e stenderlo con le mani (il più sottilmente possibile) direttamente in una teglia per crostate precedentemente unta con poco burro di soia. Abbiate l'accortezza di rialzare leggermente i bordi, per dare la forma della classica crostata della nonna ;)


Praticate dei fori con la forchetta su tutta la base della frolla, dopodiché versatevi dentro la crema ormai raffreddata.


Cuocere per circa 40 minuti e servire dopo un'oretta circa, quando si sarà ben raffreddata. Volendo, guarnite la superficie con poca scorza grattugiata di un limone.



martedì 15 maggio 2012

Pasta frolla vegan

Pasta frolla vegan da utilizzare per le vostre ricette preferite

Ieri sera abbiamo guardato The Tree Of Life. Non è un film di immediata comprensione. Fino a notte fonda ci siamo suggeriti differenti chiavi di lettura per poi decidere di rivederlo altre volte per decifrarne il significato. Una cosa su tutte, però, ho compreso profondamente: ma quanto meravigliosamente bucolica era la casa - e l'ambiente - di quella famiglia anni '50? La giovane ed eterea mamma lentigginosa che stendeva a piedi nudi sull'erba era spettacolare. Ancora una volta ritorna la voglia di verde, di natura, di vento e di canna d'acqua per innaffiare l'orto e il prato di casa. Voglia di patio, di altalena appesa all'albero, di porte e finestre di legno. Di odore di terra sulle mani e fili d'erba strappati con quello schiocco sordo.

Oggi ho per voi una ricetta base. L'ABC di tante crostate, biscotti e preparazioni dolciare che potrete gustare.
L' "once upon a time" per antonomasia! (un po' come lo erano i dinosauri che in "The Tree of Life" compaiono sullo schermo....anche se in quel caso non si capiva bene il perché ;)

Bè, ma lo avete capito che sto parlando della pasta frolla, no?! ;)
Ecco qui!

Tutti gli ingredienti

Ingredienti:
- 400 gr di farina manitoba
- 100 gr di fecola di patate
- 200 gr di burro di soia ammorbidito (non sciolto, mi raccomando!)
- 130 gr di zucchero di canna
- 100 gr di latte di soia alla vaniglia
- 1 pizzico di cremortartaro

Versare lo zucchero in un'ampia ciotola con il burro e amalgamate con un cucchiaio di legno.

Zucchero di canna e burro di soia ammorbidito

Aggiungete la farina, la fecola, il cremortartaro e amalgamate ancora come nell'immagine seguente.



Alla fine incorporate il latte, fatelo assorbire e poi versate il composto sulla spianatoia. Lavoratelo con le mani, ma non troppo. La pasta frolla non deve essere perfettamente omogenea o liscia, ma deve rimanere anzi, un po' granulosa e disomogenea.

Fate una bella palla e avvolgetela in una pellicola senza PVC.

Utilizzate una pellicola per alimenti senza PVC
Lasciatela risposare in frigorifero per una mezz'ora prima di utilizzarla per la vostra ricetta preferita e con i tempi di cottura indicati. Avvolta in una carta di alluminio (preferibilmente recuperata da qualcosa che avete già scongelato) si conserva tranquillamente nel freezer.

lunedì 14 maggio 2012

Il mondo secondo Monsanto



L'ho finito di leggere oggi mentre aspettavo che Luce uscisse dall'asilo nido. L'ho letto tutto d'un fiato e non vedevo l'ora di condividerlo con voi:

La Monsanto è una azienda americana sorta nel 1901 a Saint Louis e divenuta oggi leder mondiale nella produzione degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati). Più che leader mondiale, io parlerei di azienda che detiene il "monopolio mondiale" in questo settore. Di fatti, in tutto il globo terrestre non esiste altra azienda nel suo genere che abbia la ben che minima percentuale del suo mastodontico potere. Ripeto: nessuno in tutto il mondo!

Il primo prodotto creato dalla Monsanto fu un potentissimo diserbante, il Roundup, pubblicizzato come biodegradabile (poi scopertosi altamente tossico e cancerogeno e responsabile di malformazioni genetiche nei feti).

Il Roundup è cancerogeno. Provoca malformazioni genetiche negli embrioni di persone e animali
La potenza di questo diserbante era talmente alta che nessun agricoltore americano poteva farne a meno. Poi la Monsanto creò il mais OGM, un mais geneticamente modificato proprio per poter sopravvivere al diserbante da lei stessa creato. Roundup e mais OGM viaggiarono quindi sullo stesso binario. Gli agricoltori compravano il potentissimo diserbante che con la precisione di un cecchino distruggeva le erbacce nei loro immensi campi e compravano mais OGM perché gli resistesse. Connubio perfetto! O quasi.

Il Roundup spruzzato sulle piantagioni faceva sì morire tutte le erbacce senza intaccare il mais geneticamente modificato, ma quest'ultimo ne rimaneva comunque impregnato. Fu così che il Roundup finì sulle tavole degli americani - sotto forma di mais e suoi derivati - e nei mangimi degli allevamenti intensivi. Carne, latte, uova e derivati finirono anch'essi con l'esserne contaminati.

Una coltivazione di mais geneticamente modificato

Ma la questione più assurda fu quella dei brevetti. Il mais OGM, essendo una "creazione" industriale era - ed è - coperta da royalty.
Io, produttore agricolo, una volta che ho deciso di acquistare una partita di semi di mais OGM della Monsanto, (e mi conviene acquistarli, perché così geneticamente modificati sono più resistenti di quelli che modificati non sono - dopo che li ho seminati e ho raccolto il prodotto finale, ho il DIVIETO di conservare i semi avanzati per utilizzarli nella semina della prossima stagione - come gli agricoltori fanno da millenni - e questo perché i semi della Monsanto sono brevettati. Quindi....di volta in volta devo ricomprarli. Da loro ovviamente. E se non ho i soldi per ricomprarli di volta in volta? Posso fare la furbetta e zitta zitta conservarmi dei semi che utilizzerò per il prossimo anno? No! Perché la Monsanto ha dei detective privati - sì, avete capito bene, detective privati - che di notte si intrufolano nelle aziende agricole per smascherare e denunciare chi non si attiene alle sue leggi. Ha addirittura istituito un numero di telefono gratuito - e anonimo - dove i vostri vicini di casa, agricoltori confinanti con i vostri ettari di terreno, possano chiamare e denunciarvi. Tutto questo per creare un clima di sospetto e terrore. Tutto questo per far sì che nessuno possa farla franca.

Questo interessantissimo libro scritto dalla giornalista francese Marie-Monique Robin, è il risultato di diversi anni di ricerche. Ricerche in cui si evince di quanti e quali appoggi politici made in USA ha avuto la Monsanto. Ricerche in cui emergono corruzioni, falsificazioni di documenti scientifici, pressioni di ogni sorta. Oggi la Monsanto è un colosso mondiale che ha sta iniziando a mettere in ginocchio anche Messico e India. Il Messico, dove la biodiversità era tutelata dallo stato oggi è ormai contaminata dagli OGM trasportati dai camion - i semi geneticamente modificati caduti durante il trasporto si sono impiantati nelle piantagioni e si stanno riproducendo spontaneamente.

Un agricoltore messicano durante una protesta

In India, invece, terzo produttore mondiale di cotone, la Monsanto ha iniziato ad importare semi OGM anche di questa pianta, creando collassi economici all'interno delle piccole economie rurali. E' proprio in India, a seguito di questo evento, che si stanno moltiplicando i "suicidi del cotone". Suicidi all'ordine del giorno di agricoltori distrutti dai debiti.

Una manifestazione in India contro i "suicidi del cotone"
La Monsanto sembra inarrestabile e dopo mais e cotone ecco pronte melanzane, patate, pomodori etc etc.

Nessuno ha più potere al mondo di chi controlla il cibo del mondo. Nessuna guerra potrebbe riuscire laddove riesce chi governa la fame dei popoli. Meditiamo gente. Meditiamo.

Da leggere assolutamente!! Comprare, regalare, imprestare, divulgare, informare.

martedì 8 maggio 2012

Dieta dimagrante e alimentazione vegana

Dopo la mia gravidanza sono tornata quella di prima grazie ad una dieta ipocalorica in regime alimentare Vegan.

La cultura e la consapevolazza Veg si sta piano piano diffondendo, sebbene con tempi lentissimi e molti ostacoli da affrontare. Alzi la mano chi di voi - presupponendo che voi siate vegani, vegetariani o che abbiate una mezza ideuccia di diventarlo - non abbia incontrato il più alto tasso di portoni chiusi in faccia ed espressioni allarmate - e allarmanti - fra la categoria medica. Quando, da giovanissima, mi apprestavo timidamente ad avvicinarmi alla scelta veg, i medici sono stati i più duri nell'ostacolarmi e quasi sempre facendomi morire di paura. Mi è stato detto davvero di tutto:

- che mi sarebbero caduti i capelli
- che non avrei mai potuto avere figli
- che se invece nel remotissimo caso in cui, per intercessione di forza divina, sarei riuscita a rimanere incinta, mio figlio sarebbe stato ritardato, menomato o sarebbe morto prematuro (tiè!)
- che sarei diventata anemica
- che gli scompensi nel mio organismo sarebbero stati tali da interferire col mio sistema nervoso
- che il cuore si sarebbe indebolito a tal punto che non sarei più stata in grado di - nell'ordine -: camminare, salire le scale, chinarmi per allacciare un paio di scarpe.

E questa è sola una ridottissima raccolta di moniti terrorizzanti ai quali venivo sottoposta durante le visite mediche. Spesso mi accorgevo che la cultura veg non faceva parte del loro "repertorio", come se alla facoltà di medicina i testi di alimentazione vegetariana fossero stati ammucchiati nel cortile e dati al rogo come nel libro di fantascienza Fahrenheit 451 dove, per la cronaca, 451 gradi Fahrenheit è la temperatura di autocombustione della carta.

Com'era possibile che medici anche piuttosto accreditati ne sapessero così poco? E poi, davvero non ne sapevano nulla o semplicemente "non si azzardavano" a parlarne in quanto argomento in controtendenza e quindi scomodo?

Un altro errore che spesso commette chi di Veg sa nulla o poco è quello di confondere dieta dimagrante e alimentazione veg, spacciandoli per medesima identità. E già, perché nell'immaginario collettivo noi vegani ci nutriamo solo di acqua di rubinetto e insalatine scondite e da qui a considerarci dei fissati della linea - per giunta un po' picchiatelli - il passo è breve. Purtroppo.

Poi, come avviene un po' per tutti, ho avuto il mio momento di forza, il momento di "ora decido io". E precisamente questo avvenne dopo la nascita di Luce. Premetto che sono stata sempre molto magra, il giorno esatto del mio matrimonio raggiunsi il peso piuma di 45 kg per 160 cm di altezza. Prima di rimanere incinta l'ago della bilancia era posizionato sui 48 kg. Durante la gravidanza invece, il mio peso subì un aumento vertiginoso, dato da una impellente fame nervosa. Che peso raggiunsi? Non lo saprete mai, nemmeno sotto tortura!! Sappiate solo che non riuscivo più a guardarmi allo specchio :(

Volevo dimagrire, ma volevo altresì diventare vegana. Era davvero impossibile coniugare le due cose?? Su consiglio di un'amica vegetariana consultai il sito della Società Scientifica di Scienza Vegetariana, un sito che è un'istituzione nel suo genere. All'interno vi è una utilissima sezione in cui si può trovare il medico di cui abbiamo bisogno - generico, dietologo, psichiatra, pediatra, ginecologo etc etc -. Tutti i medici indicati sono assolutamente Veg!!!
E fu così che conobbi la mia nutrizionista, la Dott.ssa De Petris (luminare nel suo campo) che dopo avermi sottoposta ad ogni sorta di accertamento medico, elaborò una personalizzatissima dieta ipocalorica in regime vegetariano (in un secondo tempo e su mia richiesta me la fece vegana!).

La mia dieta ipocalorica vegetariana appesa sulla lavagnetta della cucina

Fu seguendo quella dieta che capii quanto fosse ampia la varietà di cibo che potevo mangiare! Altro che acqua e insalatina!!

Cereali (che non sono quelli del Kinder Bueno eh?!  Sono grano, riso, farro, segale, kamut, miglio, quinoa, mais, amaranto, grano saraceno etc etc) pane, legumi, seitan, tempeh, tofu, semi oleaginosi, alghe, frutta e verdura fresca in quantità, latti vegetali, malti, frutta secca e disidratata e persino cioccolata!

Mi diede due integratori, la vitamina B12 e la vitamina D (della quale ero carente). Nei tempi giusti persi una quantità ragguardevole di peso e più trascorrevano i giorni e più mi sentivo leggera, forte e piena di vigore. Non ero più ne' stanca ne' lamentosa, ma anzi, fu un periodo di intense attività fisiche e creative. Terminata la dieta mi prescrisse una sorta di dieta di mantenimento che altro non è che un regime alimentare sano e ovviamente, vegan!

Ricordate amici, se nell'alimentazione onnivora esistono diete dimagranti, esistono anche nell'alimentazione vegetariana e vegana. Dieta e regime alimentare sono due cose distinte. Affidatevi ad un bravo medico e seguite tutte le sue indicazioni. Non fate nulla di testa vostra! Abbiate perseveranza e pazienza, la felicità è alla portata di tutti :)